“Lungo le vie del prog” di Massimo Forni

E’ un libro che tratta ciò che è stato il prog e ciò che è attualmente il prog, ovvero dal 71 fino al 2008. Devo dire che mi è piaciuto, ricco di chicche interessanti, d’interviste che possono in  qualche modo avvicinare alcuni giovani d’oggi ad una musica apparentemente ostica.

Un esempio delle varie chicche è la menzione del programma del 1997 di Fabio Fazio, intitolato “Anima Mia”, dedicato agli anni70 incui venivano esaltati alcuni gruppi quali i Cugini di Campagna e gruppi pop di dubbio valore artistico. Insomma il buon Fazio ha spacciato gli anni 70 come gli anni del pop semplice, tralasciando il prog. Ma il bello anzi no, il brutto di quel programma è quando hanno invitato Le Orme, citandoli per la canzone “Mita, Mita” giusto per presentare l’attrice Mita Medici. Sono stati zittiti e Michi Dei Rossi ha rivelato qualche giorno dopo che erano molto arrabbiati e che per poco non si sono alzati dalle rispettive poltrone per andarsene via dal programma. Il succo del discorso quale è? Che qua in Italia i mass media dicono un sacco di cazzate e che i programmi sono mediocri. Inoltre io ho da vari anni la parabola e vedo della buona musica (quasi sempre) di ogni genere e tempo (anni 70- 80 – attuale) su una tv polacca! Quindi stendiamo un velo pietoso sulla tv di oggi….e allora perché ci fanno pagare il canone? Torniamo al libro che è meglio…..

Il libro tratta soprattutto del prog italiano, con alcuni capitoli dedicati alle principali band: Area, Pfm, Orme, Banco, Osanna e Perigeo. E chiaramente vi sono capitoli dedicati alle band poco fortunate ma degne di essere menzionate. L’autore segue un ordine cronologico fino ad arrivare alla crisi del77 incui nacque il movimento punk. Bè da quanto ho letto il punk non gli è molto simpatico….e neanche gli anni 80. Altra chicca interessante è la descrizione di critici italiani idioti dell’epoca che criticavano le Orme, la Pfm e il Banco, secondo loro rei di essere dei cloni dei gruppi anglosassoni. Esempio significativo della loro stupidità (o qualcuno li pagava per esserlo?) è la loro convinzione che il Banco fosse stato influenzato dai Gentle Giant e dai Genesis; per pensare una cosa del genere bisogna essere dei veri detrattori!

E viene citata una delle tante discussioni tra Demetrio Stratos e Riccardo Bertoncelli (tra l’altro questi cura la serie di libri musicale della Giunti)………Il Bertoncelli diceva: “Il vecchio problema  della vocalità non è stato risolto. Demetrio Stratos continua ad inseguir singulti e libertà,….”. E Demetrio Stratos: “Ciò che tu chiami singulti sono trilli armonici con vibrato e cambiamento di timbro, con passaggi di quarta, quinta, settima sulla fondamentale, giocati a volte in scala cromatica.”

Si arriva agli anni 90/2000 parlando della piccola rinascita del prog italiano ed estero, ed anche del fenomeno prog metal capitanato dai Dream Theater e del power metal. Chiaramente in mezzo a tutti questi capitoli cerca di dare varie spiegazioni del perché il prog è crollato intorno al 77; una delle possibili cause viene ricercata nella carenza di concerti, causata da deficienti che volevano entrare gratis ai vari concerti e nel cambiamento culturale.

Per quanto mi riguarda secondo me era giusto che il prog crollasse perché era stata scritta un enorme mole di partiture che si era arrivati ad una prima saturazione del prog. Era giusto che il prog si prendesse una pausa fino ad una piccola rinascita 90. Infatti credo che la produzione di new prog al giorno d’oggi non sia minima, è la qualità dei prodotti che mi preoccupa.

In definitiva il libro è bello, scorrevole, interessante, utile per chi vuole avere un’idea di cosa sono stati veramente gli anni 70 e di come è arrivato ai giorni nostri il prog. Se c’è qualcosa da criticare è forse l’eccessivo astio nei confronti del punk e il non aver scritto che negli anni 80 (e c’è tutt’oggi) c’era sua maestà Prince…:)

Libro “Storie Elettriche”

Ormai nella vita ho capito che le occasioni vanno prese al volo quando passano, in quel momento senza farsele scappare. Quando andai al concerto delle Orme ad Assemini, comprai il libro sul prog di Massimo Forni: capii subito che era l’unico momento in cui potevo prendere quel libro. Essendo libri di case editrici piccole, i concerti sono gli unici luoghi dove trovare simili, diciamo così, rarità. E così è stato anche per il libro del tastierista degli Area, Patrizio Fariselli, “Storie elettriche”.

Infatti, dopo il bel concerto degli Area (15 agosto 2011), svolto nel suggestivo anfiteatro storico di Villanovaforru, feci un giro per le bancarelle, ricche di dvd e libri. Chiesi al venditore che tipo di libro era e mi rispose: “Un libro di aneddoti, direi simpatico”. Senza pensarci troppo, decisi di prenderlo. E se non erro, era anche l’ultima copia.

E in effetti il libro è interessante e divertente! Il libro tratta della carriera degli Area, del loro difficile inizio (ovvero nei primi tre concerti furono costantemente fischiati ma per fortuna al quarto a Pordenone furono per la prima volta applauditi), del periodo solista del Fariselli (in particolare compositore di colonne sonore per l’amico – attore Alessandro Benvenuti), dell’altrettanto difficile concerto del John Cage, dei vari esperimenti musicali e di altre esperienze. L’aneddoto più interessante, a mio avviso, è quello riguardante il famoso brano “Arbeit Macht Frei” che merita qualche riga. Si tratta dei primi minuti, quelli sperimentali, così atmosferici, intensi. L’aneddoto spiega tutte le varie fasi riguardanti il momento del gong immerso nell’acqua, dato dal Stratos. Siccome non potevano bagnare la moquette dello studio di registrazione, dovettero portare il gong e il recipiente sul tetto dello stabilimento. Registrarono il suono del gong immerso nell’acqua al momento giusto del brano ma al momento dell’ascolto ci fu una piacevole sorpresa: durante il colpo fu registrato anche il cinguettio di alcuni passerotti! Il che rendeva il pezzo introduttivo ancora più suggestivo e interessante.

In conclusione, vi consiglio questo libro se lo trovate in qualche concerto degli Area o in alternativa su internet, perché credo proprio che in un negozio sia difficile (se non impossibile) trovarlo.

Ps Facciamo un applauso ai cittadini spettatori di Pordenone che applaudirono gli Area!

Libro “Progressive Italiano”

Verso la fine del 2005 comprai a Torino il libro “Progressive & Underground” di Cesare Rizzi, un libro in cui si tratta in maniera generale il prog degli anni 70 descrivendone le peculiarità nell’introduzione seguita poi dalla trattazione dei gruppi maggiori, di quelli minori e infine da alcuni gruppi italiani. Decisi di prenderlo perché non avevo ancora un libro in materia, anche se avevo visto vari siti prog. Il libro è buono, è molto utile soprattutto per rendersi conto qual’è il proprio livello di conoscenza nei confronti di tale genere. Comunque questo post non critica il libro di Rizzi (prima o poi recensirò anche il libro di Rizzi), ma quello uscito nel Luglio del 2007, “Progressive Italiano” di Alessandro Gaboli e Giovanni Ottone.

Tale libro tratta il prog italiano ed è suddiviso in tre parti: introduzione, i gruppi maggiori e i minori. Ecco qui nasce quasi spontanea la prima critica: era necessario distinguere tra maggiori e minori in un panorama così, in un certo senso, frammentario? Riporto testuali parole: “…anche questo è suddiviso in due parti complementari: una prima dedicata ai maggiori, cioè a coloro i quali hanno avuto una carriera più articolata, importante, consistente; una seconda che tratta invece gruppi meno noti, i minori, che spesso non sono pure arrivati al traguardo del secondo album.” Se una persona ha letto il libro si rende conto del grave errore che hanno commesso gli autori nel mettere tra i minori gli “Arti + Mestieri”, un gruppo composto di artisti bravi e dotati di buona tecnica che hanno fatto ben più di un album. Per esempio i Metamorfosi, I Biglietto per l’Inferno (quest’ultimo gruppo assai interessante ma in vita ha pubblicato un solo album), Quella Vecchia Locanda cosa centrano nei maggiori per i motivi detti nell’introduzione del libro? O anche gli Acqua Fragile? Perché non mettere fra i maggiori anche gli Opus Avantra, autori di due pregevoli album? In quest’ottica, sarebbe stato più logico fare un gruppone unico delle varie band!

A parte questo, il libro è fatto bene, è utile e interessante per chi si avvicina al prog italiano, grosso modo ci sono quasi tutti i gruppi di quel periodo e si scopre che molti artisti del pop odierno sono passati dalla porta del prog (come per esempio Michele Zarrillo). Le schede sugli artisti sono ben fatte anche se il giudizio, come dicono gli autori stessi, è soggettivo e alcuni giudizi lasciano piuttosto perplessi come nel caso dell’album “Roller” dei Goblin (perché solo tre pallini?) o quello un po’ troppo entusiastico dell’unico album dei Samadhi (quattro pallini e mezzo, sostanzialmente il massimo).

In conclusione il consiglio che vi do è quello di ascoltare più album possibile e leggere le non poche recensioni che circolano in Internet (e quindi i vari gusti di ogni ascoltatore che possono variare anche di tanto), il che aiuta a farsi un’idea di cosa è stato il prog italiano e il prog in generale.