Suite

Ah la suite! Una caratteristica del progressive è la suite, una composizione che va dai 10 minuti fino ai 30 se non di più. La suite è una serie di brani che, ascoltati uno dietro l’altro, danno la sensazione di ascoltare un unico brano. Vi riporto la lista di quante ne ho ascoltate: “Close to the Edge” degli Yes, “Canto nomade per prigioniero politico” e “Il giardino del mago” del Banco del Mutuo Soccorso, “Supper’s Ready” dei Genesis, “Mumps” (forse la suite meno orecchiabile, non che le altre lo siano) degli Hatfield and the North, “Nine Feet Underground” dei Caravan, “Eruption” dei Focus, le quattro suite che compongono “Tales from topographic oceans” degli Yes, “Tarkus”e “Karn Evil 9” degli ELP, “Thick as a Brick” e “A Passion Play” dei Jethro Tull, “A Plague of Lighthouse Keepers” dei VanDerGraafGenerator, la bella “Moretto da Brescia dei Garybaldi, “The Gates of Delirium” degli Yes (a mio avviso, inferiore a “Close to the Edge”, ma con dei bei momenti). Menzione a parte le due suite dei Pholas Dactylus che sono proprio di un altro mondo, un mondo parallelo lugubre e tenebroso. Inoltre ho ovviamente ascoltato “Baker Street Muse” dei Jethro Tull dall’album del 75 “Minstrel in the Gallery”, suite non propriamente progressive e “Lark’s Tongues in Aspic, Part One” e la magnifica “Starless” dei King Crimson.

Niente male la suite “Grendel” dei Marillion del 1982, dove in effetti si sentono le influenze dei Genesis, ed in particolare dalla suite “Supper’s Ready”. Tuttavia dopo aver ascoltato i primi due album non mi sembra che i Marillion fossero dei cloni dei Genesis. Discorso a parte meritano le suite del prog metal (Dream Theater e Symphony-X); non sono male ma la suite nel prog-metal non trova terreno fertile, a mio avviso!

Le mie suite preferite sono “Close to the Edge”, “Nine Feet Underground”, “Starless” e “Man Erg”. E a seconda della giornata, direi anche quelle dei Pholas Dactylus.

Non tutti i grandi gruppi hanno composto una suite; ovviamente tutti si sono spinti verso composizioni di durata superiore a quella della canzone normale arrivando ai dieci minuti. Esempio significativo i Gentle Giant, o la nostra Pfm. E a mio modo di vedere non hanno fatto male; scrivere una suite è un’impresa ardua, non semplice. Scrivere una suite è come prendersi un impegno molto importante e molto rischioso. Se si esagera si rischia di diventare ridondanti e tediosi, creando un progressive che non è più tale e a tal punto si parla di regressive! E difatti non c’è scritto da nessuna parte che, se si fa prog, bisogna scrivere pezzi lunghi nove-dieci minuti se non il doppio della durata. E questo è il grande difetto che probabilmente accomuna buona parte delle band new prog sia italiane che estere: pezzi troppo lunghi che oltre a non essere belli, li allontana in maniera drastica dal grande pubblico. Peccato. E concludo: capisco che ci sia la passione per il prog da parte di alcuni siti, però non confondiamo la musica ben suonata con la bella musica. Sono due cose diverse.

Ps non ho ancora ascoltato bene l’album “Lizard” dei King Crimson dove c’è appunto la suite finale “Lizard

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Sono un figo ancora non compreso. La mia missione è quella di far conoscere buona musica e di non porsi dei limiti, musicalmente parlando.

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