Sant’Anna Arresi Jazz 2013: quello che ho visto!

Si lo so, quest’anno ho dedicato più tempo al mio blog cinematografico ma non ho dimenticato le mie passioni musicali.

Difatti ascolto sempre qualcosa di nuovo e per questo motivo ho deciso di prendermi una pausa per continuare la mia maturazione come eventuale critico musicale.

E come sapete se posso vado ai concerti! Qui oggi parlo del Sant’Anna Arresi Jazz edizione 2013 svoltosi quasi per miracolo nonostante i tagli dei finanziamenti.  Son riuscito a vedere tre serate: il trio Sau Paulo Underground, Konstruct featuring Marshall Allen, Pinuccio Sciola in collaborazione con il gruppo di Marcellino Garau e nell’ultima serata i Sun Ra Arkestra.

Il primo gruppo fa musica elettronica contaminata con musica jazz del trombettista Rob Mazurek: musica interessante a tratti forse un pò pesante. Insomma forse non per tutti ma comunque qualcosa d’innovativo da ascoltare c’è!

I Konstruct nella prima parte hanno fatto musica direi “animale”, suoni presi dalla natura: un progetto interessante. Poi è subentrato anche Marshall Allen e si è passati al jazz caotico, musica che piace o non piace.

Sempre nella stessa serata Pinuccio Sciola e il gruppo di Marcellino Garau hanno fatto sostanzialmente musica cosmica. Un bel mix fra elettronica e le pietre magiche del maestro Sciola. Belle sonorità.

Infine arriviamo all’ultima serata dove troviamo i Sun Ra Arkestra. Occorre dire che questa edizione è stata dedicata al musicista e filosofo Sun Ra che ci ha lasciato proprio vent’anni fa.

E’ stato un concerto divertente, un bel funky – jazz che ha elettrizzato il pubblico e il clima (qualche ora prima la pioggia è stata intensa), musicisti in forma, tutti vestiti in stile egiziano, uno più personaggio dell’altro (non so se avete presente “La pazza storia del mondo” di Mel Brooks, ecco più o meno una cosa del genere).

Metto il video che conclude il concerto del celebre brano “Space in the Place”.

Concerto Cueva Rock Cagliari – Vision Divine

Lo so, è da molto che non scrivo. Son più preso dal cinema che dalla musica, anche se ascolto sempre musica di vario genere. Comunque, poco prima di Natale, con alcuni amici son andato al Cueva Rock di Cagliari a vedere il concerto di vari gruppi metal e dei Vision Divine che hanno ovviamente chiuso il concerto. Parlando del concerto dei Vision Divine, si son dimostrati bravi, hanno eseguito brani del loro ultimo album, dei primi e anche qualcosa del periodo Luppi-Smirnoff. Simpatico il frontman Fabio Lione.

Qui sotto metto un mio video, ripreso in qualche modo da me durante il concerto, ovvero il pezzo “God is Dead”, appunto del loro quarto album in cui c’erano Luppi e Smirnoff.

European Jazz Expo 2012 Cagliari

Dopo aver visto tre serate del Sant’Anna Arresi Jazz 2012, ho visto una delle varie serate dell’European Jazz Expò, per la precisione l’ultima. E’ una manifestazione che permette di vedere concerti jazz di media durata (circa un’ora) o di “normale” durata.

Per quanto mi riguarda, ho visto per pochi minuti David Linx & Diederik Wissels Duo e interamente i concerti dei Little Blue, di Federico Casagrande, di Billy Cobham e Enrico Rava. Per chi è cultore di jazz, Cobham e Rava non hanno bisogno di presentazioni. Onestamente non conosco i loro album (anche se li avevo già visti in concerto) ne gli altri artisti sopra menzionati. Devo dire che mi son piaciute alcune cose del concerto di Federico Casagrande, un concerto interessante e ovviamente un bel concerto quello di Cobham.

Passiamo a parlare del gran finale, di quello che potrebbe inorridire i cultori del jazz ai quali sta sulle balle il pop, ovvero il concerto di Rava, dove son state eseguite musiche di Micheal Jackson. Fino al Giugno 2009 Rava non era un profondo conoscitore delle musiche di Jacko e da quel momento, in seguito all’ovvio casino mediatico, decise di ascoltare vari album. Di questo progetto del trombettista di Trieste, apprezzo che abbia trovato interessante gli album successivi ai celeberrimi Thriller e Bad, in particolare History e Invincible.

Il concerto è stato veramente bello, ben eseguito, senza tempi morti, bei arrangiamenti. Personalmente i momenti che ho più gradito sono stati con “They don’t care about us”, “Little Susie” e “Speechless”. Se capita dalle vostre parti, vi consiglio di andare a vedere questo spettacolo, a mio avviso, riuscito che può sembrare un azzardo, una pazzia di un musicista e che io essendo un ascoltatore a 360 gradi ho subito gradito, prima a priori e soprattutto a posteriori.

Sant’Anna Arresi Jazz 2012 – Hermeto Pascoal

Da ormai più di vent’anni c’è la consueta e inmancabile manifestazione jazz a Sant’Anna Arresi. Non sono un esperto di jazz, ma comunque sono un appassionato di musica e il jazz comunque va ascoltato. Nelle serate del 31 Agosto e il 1 Settembre si è esibito Hermeto Pascoal, detto “O Bruxo”, lo stregone. E in effetti quest’uomo piccolo ma dal grande carisma e dalla lunga barba da gran saggio, la sensazione dello stregone la da. Fino ad un mese fa non sapevo chi fosse ed ho iniziato ad ascoltarmi vari album dell’artista brasiliano, “A Mùsica Livre de Hermeto Pascoal”, “Slaves Mass”, “Festa Dos Deuses”, “Eu e Eles”, “Mundo Verde Esperanca”, quest’ultimo che riprende alcuni brani dell’album omonimo del 1989. E’ un artista poliedrico che ha spaziato in più generi, talvolta contaminandoli anche fra di loro; quindi un po’ di folk-brasiliano, free jazz, jazz-rock (brani finali di Slaves Mass), rumori di strumenti e animali.

Nel primo concerto ha eseguito con il suo gruppo brani come “Fazenda Nova” dall’album “Festa Dos Deuses”, brani dell’album del 2003 come “Ailin”, “Taynara” con inserimenti di assoli di batteria, assoli di percussioni con strumenti di ogni tipo. Nel secondo concerto hanno proposto pezzi sempre composti da Hermeto Pascoal ma alcuni (credo la maggior parte) scritti, per o in collaborazione a suo tempo, con Gil Evans.

Metto due video giusto per rendervi conto del livello di tali concerti e della simpatia di “O Bruxo”. In breve posso dire che i musicisti sono dei signori esecutori, un jazz brasiliano variopinto contorniato da bei vocalizzi, tipici del jazz latino e inserimenti anche di suoni di pupazzi! Buon ascolto!

Quando l’esecuzione fa la differenza……

La mia passione per la musica è nota, ormai. Nel passare degli anni ho ascoltati vari generi, andando oltre la musica commerciale. Ma soprattutto ho imparato nel tempo a “sbattere la testa” su alcuni album ostici, almeno ostici alle mie orecchie, ai miei gusti musicali. Nel settembre 2006 ascoltai “Octopus” dei Gentle Giant e qualche brano mi piacque e per qualche altro pensavo: “il brano mi piace ma non mi piace”. Che strana frase! Quelle mie strane sensazioni le capii solo due anni dopo ascoltando alcuni brani nei live dei Gentle Giant. Iniziai a capire che l’esecuzione può “cambiare” un brano. Su alcune differenze tra musica in studio e live, ne parlerò in seguito in altro post.

In questi ultimi anni ho iniziato ad ascoltare svariati album del genio di Minneapolis ovvero Prince. Questi negli anni 80 componeva ed eseguiva per se stesso ma ha anche composto per i Time e i Family. Ecco per i Family compose un celebre brano “Nothing Compares 2 U”. Il titolo probabilmente non vi è nuovo….Lo dico senza problemi: per molti anni non sapevo fosse di Prince e pensavo fosse invece di Sinéad O’Connor. Comunque l’oggetto del discorso, di questo post, è l’esecuzione! In effetti il brano ebbe un grande successo grazie all’esecuzione ovvero cover della O’Connor, con un esecuzione più grintosa, più “sentita” dando magari più forza alle parole della lirica, insomma più passione!

Metto i video in questione e fatevi la vostra idea di quanto un esecuzione possa cambiare “la bellezza” di un brano.

Accademia degli Imperfetti

Come sapete, ormai i miei orizzonti musicali sono infiniti. Per cui son andato al concerto dell’Accademia degli Imperfetti nel suggestivo Castello di Salvaterra ad Iglesias, domenica 20 Maggio. E’ un gruppo che ripropone musiche medioevali, sia artisti di quel periodo sia anonimi. E’ una musica interessante che respira di aria meditteranea ovvero un crogiolo di musica italica, saracena e spagnola, musica che poi nel tempo si son contaminate con l’America Latina e America del nord fino poi a formarsi il jazz, come ci è stato spiegato dopo il concerto (serata piovosa, poche persone, io uno dei tre giovani, quindi serata intima). Dato che mi son piaciuti mi son preso un loro dvd e un cd della cantante-soprano Silvia Piccolo. Mi son inoltre permesso di fare un video. Dategli almeno uno sguardo, perché in effetti l’obiettivo è quello di non perdere-dimenticare la musica antica, popolare che talvolta si è mescolata anche con la musica solenne Classica (Bach fece a modo suo la Ciaccona, musiche di origine spagnole) e che sta alla base della musica moderna. Per concludere, ai fini di capire al meglio ciò che viene detto nel video, intorno al XI secolo D.C. esisteva la figura del Trotula, una donna filosofo e medico della Scuola di Salerno (un po’ chirurgo, ma forse anche una sorta di psichiatra di 1000 anni fa) al quale le donne si rivolgevano. Buona visione e buon ascolto!

“Lungo le vie del prog” di Massimo Forni

E’ un libro che tratta ciò che è stato il prog e ciò che è attualmente il prog, ovvero dal 71 fino al 2008. Devo dire che mi è piaciuto, ricco di chicche interessanti, d’interviste che possono in  qualche modo avvicinare alcuni giovani d’oggi ad una musica apparentemente ostica.

Un esempio delle varie chicche è la menzione del programma del 1997 di Fabio Fazio, intitolato “Anima Mia”, dedicato agli anni70 incui venivano esaltati alcuni gruppi quali i Cugini di Campagna e gruppi pop di dubbio valore artistico. Insomma il buon Fazio ha spacciato gli anni 70 come gli anni del pop semplice, tralasciando il prog. Ma il bello anzi no, il brutto di quel programma è quando hanno invitato Le Orme, citandoli per la canzone “Mita, Mita” giusto per presentare l’attrice Mita Medici. Sono stati zittiti e Michi Dei Rossi ha rivelato qualche giorno dopo che erano molto arrabbiati e che per poco non si sono alzati dalle rispettive poltrone per andarsene via dal programma. Il succo del discorso quale è? Che qua in Italia i mass media dicono un sacco di cazzate e che i programmi sono mediocri. Inoltre io ho da vari anni la parabola e vedo della buona musica (quasi sempre) di ogni genere e tempo (anni 70- 80 – attuale) su una tv polacca! Quindi stendiamo un velo pietoso sulla tv di oggi….e allora perché ci fanno pagare il canone? Torniamo al libro che è meglio…..

Il libro tratta soprattutto del prog italiano, con alcuni capitoli dedicati alle principali band: Area, Pfm, Orme, Banco, Osanna e Perigeo. E chiaramente vi sono capitoli dedicati alle band poco fortunate ma degne di essere menzionate. L’autore segue un ordine cronologico fino ad arrivare alla crisi del77 incui nacque il movimento punk. Bè da quanto ho letto il punk non gli è molto simpatico….e neanche gli anni 80. Altra chicca interessante è la descrizione di critici italiani idioti dell’epoca che criticavano le Orme, la Pfm e il Banco, secondo loro rei di essere dei cloni dei gruppi anglosassoni. Esempio significativo della loro stupidità (o qualcuno li pagava per esserlo?) è la loro convinzione che il Banco fosse stato influenzato dai Gentle Giant e dai Genesis; per pensare una cosa del genere bisogna essere dei veri detrattori!

E viene citata una delle tante discussioni tra Demetrio Stratos e Riccardo Bertoncelli (tra l’altro questi cura la serie di libri musicale della Giunti)………Il Bertoncelli diceva: “Il vecchio problema  della vocalità non è stato risolto. Demetrio Stratos continua ad inseguir singulti e libertà,….”. E Demetrio Stratos: “Ciò che tu chiami singulti sono trilli armonici con vibrato e cambiamento di timbro, con passaggi di quarta, quinta, settima sulla fondamentale, giocati a volte in scala cromatica.”

Si arriva agli anni 90/2000 parlando della piccola rinascita del prog italiano ed estero, ed anche del fenomeno prog metal capitanato dai Dream Theater e del power metal. Chiaramente in mezzo a tutti questi capitoli cerca di dare varie spiegazioni del perché il prog è crollato intorno al 77; una delle possibili cause viene ricercata nella carenza di concerti, causata da deficienti che volevano entrare gratis ai vari concerti e nel cambiamento culturale.

Per quanto mi riguarda secondo me era giusto che il prog crollasse perché era stata scritta un enorme mole di partiture che si era arrivati ad una prima saturazione del prog. Era giusto che il prog si prendesse una pausa fino ad una piccola rinascita 90. Infatti credo che la produzione di new prog al giorno d’oggi non sia minima, è la qualità dei prodotti che mi preoccupa.

In definitiva il libro è bello, scorrevole, interessante, utile per chi vuole avere un’idea di cosa sono stati veramente gli anni 70 e di come è arrivato ai giorni nostri il prog. Se c’è qualcosa da criticare è forse l’eccessivo astio nei confronti del punk e il non aver scritto che negli anni 80 (e c’è tutt’oggi) c’era sua maestà Prince…:)